In dialogo con Maurizio Ferraris, l’autore prende posizione sul cosiddetto Nuovo Realismo, ripensandolo in forma di progetto. A partire dal dibattito mediatico creatosi attorno a questa nuova corrente di pensiero, Luca Taddio spiega la genesi della sua presa di posizione teorica attraverso un breve spaccato autobiografico che inizia in via del Lazzaretto Vecchio a Trieste, nei primi anni Novanta, tra il dipartimento di filosofia e quello di psicologia. All’epoca andavano di moda, per ragioni diverse, altre tendenze filosofiche che, mettendo da parte la “verità”, si sviluppavano in chiave antirealista: dal costruttivismo al pensiero debole, dalla semiotica alla filosofia della scienza, dall’ermeneutica al decostruzionismo, via via fino ad arrivare più note posizioni postmoderne. Dalla scuola triestina di psicologia della percezione di matrice realista di Paolo Bozzi, il percorso prosegue, in dialogo con le scienze contemporanee, verso una nuova metafisica antiriduzionista capace di “affermare” un realismo in grado di abbracciare sia l’esperienza immediata del mondo che la realtà sottostante.
Il volume si articola in una prima fase introduttiva, seguita dall’analisi della dimensione estetica ed infine metafisica. Tramite il ricorso al concetto di stabilità si indaga il comportamento della materia e dell’apparire nella sua complessità fenomenologica. Vengono così tracciate le linee guida che ci indicano una originale direzione di ricerca: verso una nuova metafisica incentrata non sulla stabilità dell’essere, bensì sulla metastabilità del divenire.